Idee in volo…

Fade to grey

Pubblicato da: mirko75 su: 9 giugno, 2009

europee italia copy

Chi lo avrebbe detto!

Pubblicato da: mirko75 su: 7 maggio, 2009

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DX10..anche su LINUX!!! Attenta microsoft!

Pubblicato da: mirko75 su: 12 marzo, 2009

Purtroppo il lavoro incombe e non mi posso per ora dilungare in commenti e quant’altro…comunque leggetevi questo articolo.

IRPEF…per tutti!

Pubblicato da: mirko75 su: 10 febbraio, 2009

Aggiornamento tabella IRPEF 2009!

redditi fino a 15 000 euro, aliquota al 23%;

tra 15 000 e 28 000 euro, aliquota al 27% (più rapidamente: 3.450 + 27% della parte eccedente 15.000);

tra 28 000 e 55 000 euro, aliquota al 38% (più rapidamente: 6.960 + 38% della parte eccedente 28.000);

tra 55 000 e 75 000 euro, aliquota al 41% (più rapidamente: 17.220 + 41% della parte eccedente 55.000);

oltre i 75 000 euro, aliquota al 43% (più rapidamente: 25.420 + 43% della parte eccedente 75.000).

Quella evidenziata in verde sono la quasi totalità di operai, impiegati e dipendenti vari in Italia. La riga verde sono quelli che non arrivano al 20 del mese…sono quelli che per 8 ore al giorno si fanno il culo in fabbrica e poi vengono messi in discussione quando si ammalano…Sono i padri di famiglia che muovono il nostro paese.

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Quindi io che prendo 17200 e rotti l’anno e supero di un nulla i 15000 euro mi sono ritrovato una aliquota al 27% anzichè al 23. E siamo all’ennesima presa per il culo del nostro amato governo che al momento in cui i nostri stipendi da fame si alzano di qualche euro…li fanno rientrare in una fascia di reddito superiore e quindi ci tolgono quello che negli anni abbiamo guadagnato con scatti di anzianità e lievi incrementi. Messaggio a tutti i politici:

MA NON VI FATE SCHIFO?

Miklos…un’anima che non dimenticheremo!

Pubblicato da: mirko75 su: 20 gennaio, 2009

L’ultimo sorriso di Miklos. Il 25 Gennaio ricorrerà l’anniversario della sua morte. Rirdiamolo e volgiamo un pensiero a Lui ed a tutti coloro che sono scomparsi prematuramente ed ingiustamente in gioventù.

Il 25 Gennaio di 4 anni fa, in Ungheria i funerali di Miklos Feher, l’attaccante ventiquattrenne del Benfica, morto a Guimaraes sull’erba dello stadio Re Afonso, al 90′ della partita contro il Vitoria. L’attaccante ventiquattrenne del Benfica morì a Guimaraes sull’erba dello stadio Re Afonso, sotto la pioggia, al 90′ della partita contro la squadra cittadina del Vitoria. I medici dell’Istituto di medicina legale parlarono di trombosi polmonare. Ci fu pure la testimonianza dell’ex medico della nazionale ungherese che affermò con sicurezza la totale assenza di problemi cardiaci nel calciatore.

E così, a meno di sorprese il copione sembra quello già scritto in occasione della scomparsa del camerunese Marc Vivien Foe l’estate scorsa durante Camerun-Colombia: la morte in diretta, le polemiche sui soccorsi, i sospetti di doping, i discorsi sui controlli medici. Ma niente che riesca veramente spiegare tutto quello che è successo a Feher e a Foe.

Ricordiamo anche  Renato Curi scomparso nel lontano 1973 allo stadio di Perugia. La morte in diretta, dunque. Vitoria-Benfica è in onda domenica sera sul canale satellitare portoghese Sport tv. Feher, numero 29, attaccante panchinaro che nelle ultime settimane ha molto protestato e scalpitato per il fatto di essere impiegato troppo poco in campo dal mister Camacho, ha finalmente rilevato al 59′  l’altro attaccante sloveno Zlahovic. Al 90′ il Benfica segna l’unico gol della partita e attende il fischio finale. C’è una rimessa in gioco del Vitoria a metà campo e Feher cerca di perdere tempo infastidendo un avversario. L’arbitro lo ammonisce, Feher sorride e si tira indietro i capelli col palmo della mano. La regia sta seguendo da vicino il giocatore che lentamente si volta, appoggia le mani sulle ginocchia come a prendere fiato e subito dopo crolla a terra di lato. Espirito Santo c’è scritto sulla maglietta rossa del Benfica. Sono le 21.32, e gli orari sono importanti. Il quotidiano sportivo portoghese O jogo, è uscito ieri con la prima pagina completamente nera e una scritta bianca: «È morto Miklos Feher». Sotto, più in piccolo, aggiunge due orari: le 21.45, ora in cui l’autoambulanza è uscita dal campo e le 23.10, il momento nel quale Feher è stato dichiarato morto nell’ospedale vicinissimo allo stadio. Le prime testimonianze parlano di un muretto che avrebbe ritardato l’entrata dell’ambulanza sul terreno di gioco e l’eventualità mette un po’ di pepe anche nei resoconti usciti ieri mattina sui giornali italiani (proprio nello stadio di Guimaraes l’Italia giocherà due incontri dei prossimi Europei). Tuttavia, nessuno il giorno dopo in Portogallo sembra dare molto peso alla cosa: secondo la cronologia publicato dal quotidiano sportivo O jogo, si sarebbe trattato soltanto di rimuovere alcuni cartelloni pubblicitari e l’operazione avrebbe preso meno di un minuto. Nel frattempo, Feher stava già subendo il trattamento col defibrillatore, e alle 21.45 l’ambulanza ha lasciato lo stadio. Si racconta anche che in quei lunghissimi minuti il pubblico sulle tribune abbia scandito ad alta voce il nome dell’attaccante, mentre i suoi compagni pregavano e piangevano attorno a lui scrutando il minimo segno di vita. La scena, nel frattempo, veniva mandata in onda in diretta dal primo canale portoghese che aveva interrotto le trasmissioni per collegarsi con lo stadio di Guimares. Nessuna meraviglia, dunque, se ieri non solo il mondo dello sport ma tutti, a cominciare dal presidente della repubblica Sampaio, abbiano voluto dedicare un pensiero al povero Feher.

Per il quotidiano di Lisbona Publico quella fu «la vittoria più triste» nella storia di uno dei più gloriosi club europei. Miklos Feher, detto «Miki», era un centravanti classico, buono di testa e capace di giocare il pallone, anche se i suoi critici lo vedevano un po’ troppo piccolo per calarsi nella parte dell’ariete di sfondamento e un po’ troppo lento per infilare di sopresa le difese avversarie. Lo aveva scoperto il figlio del presidente del Porto Pinto Da Costa, volato in veste di osservatore ad una partita del Ferencvaros e tornato con ottimi presagi sì, ma nei confronti di un giovanissimo attaccante della squadra avversaria, il Gyori Eto. Era il 1997 e l’anno successivo Feher si trasferisce al Porto. Segna 6 gol la prima stagione, ma gioca soltanto 10 partite perchè il suo posto all’epoca è di Mario Jardel, capocannoniere del campionato, praticamente un intoccabile. Così l’anno successivo l’ungherese spinge per andare in prestito ad altre squadre: finisce al Salgueiros e al Braga, dove riesce a fare il suo mestiere – segnare gol – con una certa tranquillità. Lo chiama anche la nazionale ungherese, ma quando torna finalmente al Porto e viene relegato nella squadra delle riserve scoppia quello che fino ieri era conosciuto come il «caso Feher». Era stato il procuratore di Feher, il potente Josè Veige, a «liberare» il centravanti ungherese dal contratto col Porto e a portarlo finalmente al Benfica. L’affare però era finito nel mirino della Lega calcio portoghese che, in applicazione di una discussa regola sui transfert dei calciatori minori di 23 anni, aveva condotto a una lunga battaglia legale perché il Benifica fosse costretto a pagare al Porto i diritti sulla formazione del giocatore. 4 milioni di euro aveva chiesto il Porto, poi ridotti a 600.000 dalla stessa Lega. Lungi dall’essere chiuso per l’opposizione del Benfica, il caso Feher attendeva ancora appelli e contrappelli, che oggi ovviamente appaiono del tutto sinistri e fuoriluogo. Un paradosso in più nel dorato e spietato mondo del pallone. Feher, nipotino smarrito dello stesso grande calcio ungherese che tra gli anni `20 e gli anni `50 insegnò tecnica e tattica a tutto il mondo (Inghilterra e Brasile compresi), era un centravanti così così. Gli allenatori lo tenevano più spesso in panchina che in campo e i tifosi si ricordavano di lui più per i suoi errori sottoporta che non per le sue imprese. Purtroppo per tutti, da oggi difficilmente lo dimenticheremo.

La morte in diretta di qualcuno lascia sempre un segno indelebile nella mente e nel cuore di tutti gli spettatori ma lascia anche spazio al pensiero verso tutti coloro che sono morti lontani dalle telecamere ma in maniera altrettanto ingiusta e prematura. Questi eventi ci mettono ancora una volta davanti al vero nemico dell’umanità: la morte. Va sconfitta in tutti i modi possibili…bisogna investire nella ricerca per debellare malattie ed imperfezioni nel corpo umano. Dobbiamo essere in grado di correggere l’incorreggibile e di guarire l’inguaribile. E’ giusto credere in un Dio e nella sua bontà ma è altrettanto giusto e sacrosanto credere nell’uomo. D’altronde forse siamo qui proprio perchè neppure il nostro Dio è riuscito a sconfiggere la morte e prima di andarsene ha donato a noi tutto ciò che aveva nella speranza che nel tempo i suoi figli fossero riusciti ad arrivare laddove neppure lui era riuscito ad arrivare forse per limite di nozioni o per limite di tempo.

Vogliamo davvero onorare e rispettare il nostro Dio? Rendiamolo orgoglioso di Noi, dimostrandogli la nostra gratitudine per averci creato. Riflettiamo ed abbassiamo lo sguardo davanti al potere di ciò che non possiamo vedere ne, per ora, sconfiggere ed avanziamo a testa bassa senza indietreggiare.

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